La consulenza finanziaria indipendente trova uno dei suoi ambiti di applicazione più rilevanti nella pianificazione patrimoniale delle famiglie giovani, specialmente quando vi sono figli piccoli e un orizzonte di vita ancora lungo da costruire e proteggere. Il caso che si descrive riguarda una coppia con due figli, un buon livello di reddito, nessun indebitamento in essere, ma anche l’assenza di una qualsiasi strategia di gestione consapevole del proprio patrimonio. In contesti come questo, l’intervento consulenziale non ha lo scopo di massimizzare rendimenti o di speculare, bensì di dare ordine, logica e direzione alle risorse economiche disponibili, affinché possano svolgere al meglio la loro funzione: proteggere la famiglia, renderla più resiliente, e accompagnarne la crescita.
La famiglia è composta da Marco, tecnico informatico in una media azienda, e Laura, insegnante nella scuola primaria. Entrambi sono dipendenti a tempo indeterminato, con un reddito netto mensile cumulato di circa 4.200 euro. Le entrate sono stabili, con una capacità di risparmio media mensile di circa 700-900 euro, mai sistematizzata in un piano formale. I figli, di cinque e due anni, sono il centro delle loro preoccupazioni e delle loro ambizioni, ma al momento dell’incontro non era stato ancora avviato alcun progetto di accumulo destinato al loro futuro.
Dal punto di vista patrimoniale, il nucleo familiare disponeva di circa 50.000 euro, interamente parcheggiati su conti correnti e libretti postali. Non erano presenti investimenti, né strumenti assicurativi. Anche le scelte previdenziali si limitavano al sistema obbligatorio, senza alcuna integrazione volontaria.
Pur in assenza di difficoltà economiche o situazioni urgenti da affrontare, è emersa fin da subito una consapevolezza crescente dell’esigenza di impostare un piano. La richiesta è arrivata in un momento di maggiore lucidità, dopo anni in cui la priorità era stata quella di costruire una stabilità professionale e familiare. La nascita del secondo figlio ha probabilmente rappresentato uno spartiacque, portando i genitori a riflettere sul futuro e sulla necessità di pianificare in modo strutturato.
Nel momento in cui si intraprende una pianificazione finanziaria per una famiglia con figli piccoli, il primo ambito da presidiare non è quello degli investimenti, ma quello della protezione. Prima di pensare a far crescere il patrimonio, è necessario garantirne la continuità in caso di eventi gravi che potrebbero compromettere la stabilità economica del nucleo. La morte prematura di un genitore, o la perdita dell’autosufficienza, sono situazioni rare ma potenzialmente devastanti, che richiedono strumenti specifici.
Nel caso di Marco e Laura si è scelto di impostare due coperture assicurative temporanee caso morte (TCM), con capitale decrescente per ridurre i costi senza compromettere l’efficacia. La polizza per Marco, principale percettore di reddito, prevedeva una copertura iniziale di 200.000 euro per 20 anni.
Per Laura, la copertura era pari a 150.000 euro con la stessa durata. Questi importi sono stati definiti non in modo arbitrario, ma partendo da un’analisi delle esigenze familiari in caso di decesso: mantenimento del tenore di vita per almeno 10 anni, copertura di eventuali spese straordinarie, tutela dell’istruzione dei figli e possibilità per il coniuge superstite di riorganizzarsi senza pressioni economiche.
A queste coperture si è aggiunta una polizza Long Term Care (LTC), destinata a garantire una rendita vitalizia nel caso in cui uno dei coniugi perda in modo permanente l’autosufficienza. L’ipotesi di una grave invalidità, con necessità di assistenza continua, rappresenta uno dei rischi più sottovalutati ma anche più costosi sul lungo termine. Con una piccola spesa annuale, è stato possibile attivare una copertura che prevede una rendita di 1.000 euro mensili a vita in caso di non autosufficienza certificata. Il costo complessivo delle coperture assicurative è stato pari a circa 1.300 euro l’anno, ovvero tra il 12% e il 15% della loro capacità di risparmio annuale stimata. Un impegno sostenibile, considerata l’importanza della protezione attivata e il livello di tranquillità che garantisce nel lungo periodo.
Il secondo passaggio ha riguardato l’organizzazione della liquidità. I 50.000 euro presenti in forma non remunerata rappresentavano, da un lato, una forma di sicurezza psicologica, ma dall’altro anche un’allocazione inefficiente. Il conto corrente, pur garantendo accessibilità, non protegge dal rischio inflattivo né consente di distinguere tra denaro disponibile per le spese correnti e capitale destinato al lungo periodo.
Si è quindi proceduto alla segmentazione della liquidità. Una prima quota di 10.000 euro è stata lasciata su conto corrente come riserva di breve termine per coprire spese impreviste di entità limitata, come riparazioni, spese sanitarie o altri eventi inattesi. Una seconda quota, pari a 20.000 euro, è stata impiegata per costruire un fondo di emergenza vero e proprio, destinato a garantire la sopravvivenza economica della famiglia per almeno otto mesi in caso di gravi eventi come la perdita del lavoro, un ricovero prolungato o una difficoltà temporanea. Questo fondo è stato collocato in parte su un ETF monetario, ed in parte su una selezione di obbligazioni a breve scadenza, con una remunerazione annua netta del 2-3%, sufficiente per contrastare parzialmente l’erosione del potere d’acquisto, senza sacrificare troppo la liquidabilità.
Infine, i restanti 20.000 euro sono stati resi disponibili per essere investiti con un orizzonte temporale più lungo, in coerenza con gli obiettivi familiari.
Con la protezione assicurativa attiva e una liquidità ben strutturata, si è potuto affrontare il tema dell’investimento con maggiore serenità.
Non si è trattato di cercare la performance fine a sé stessa, ma di associare ogni euro investito a un obiettivo preciso, con un orizzonte temporale definito e una strategia coerente con il profilo di rischio.
Il primo obiettivo è stato quello dell’istruzione universitaria dei figli. Dopo un’analisi dei costi potenziali, si è stimato un fabbisogno futuro compreso tra i 25.000 e i 40.000 euro per ciascun figlio. Per raggiungere questo obiettivo, è stato impostato un piano di accumulo (PAC) su ETF azionari globali, con un contributo mensile di 120 euro per figlio. La scelta degli strumenti è ricaduta su ETF azionari ad accumulazione, con costi totali inferiori allo 0,20% annuo. L’orizzonte temporale stimato è di 15 anni, con una strategia che prevede una graduale riduzione del rischio nei 5 anni precedenti all’università.
Il secondo obiettivo ha riguardato la previdenza integrativa. Entrambi i coniugi hanno aderito a un fondo pensione aperto con profilo bilanciato, caratterizzato da una componente azionaria del 50%. Il versamento mensile iniziale è stato fissato a 70 euro ciascuno, con l’impegno a rivalutarlo progressivamente. Il beneficio fiscale derivante dalla deducibilità dei versamenti ha rafforzato l’efficacia dello strumento, generando un risparmio IRPEF complessivo di circa 600 euro l’anno.
Infine, è stato investito un capitale una tantum di 20.000 euro in un portafoglio di ETF ben diversificato e a rischio moderato. Questo strumento ha lo scopo di costruire un “mattoncino” per progetti futuri ancora non ben definiti, come una seconda casa, viaggi importanti o supporto economico ai figli in età adulta.
Il lavoro svolto ha consentito di passare da una situazione statica e disorganizzata a un piano patrimoniale coerente, suddiviso per funzioni e obiettivi. Ogni componente del patrimonio ha ora una destinazione chiara: la protezione per i rischi gravi, la liquidità per le emergenze, gli investimenti per gli obiettivi di medio-lungo termine.
Non sono stati utilizzati strumenti complessi o ad alto costo. La semplicità e la trasparenza sono state alla base di ogni scelta, affinché Marco e Laura potessero comprendere appieno la struttura e sentirsi parte attiva del processo. La sostenibilità del piano è stata verificata anche in termini di flussi: l’intero piano è stato calibrato in modo da impegnare circa 500 euro al mese, tra protezione assicurativa, investimenti per i figli e previdenza integrativa. Un importo coerente con la capacità di risparmio della famiglia, che consente di mantenere un margine di flessibilità utile per far fronte a spese impreviste o variazioni nel bilancio familiare. La scelta di partire con versamenti moderati ha l’obiettivo di garantire continuità e stabilità nel tempo, con la possibilità di aumentarli progressivamente in futuro.
È stato infine stabilito un calendario di revisione semestrale, per monitorare l’aderenza agli obiettivi, aggiornare le coperture in base all’evoluzione familiare e verificare i risultati degli investimenti.
Questo caso dimostra quanto la consulenza finanziaria possa essere un elemento centrale non solo per chi possiede grandi patrimoni, ma soprattutto per le famiglie normali che desiderano gestire al meglio le proprie risorse. La differenza tra risparmiare e pianificare è sostanziale. Risparmiare è un comportamento, pianificare è una strategia.
Un piano ben costruito protegge, accompagna e valorizza. Non si tratta solo di numeri, ma di scelte consapevoli che hanno un impatto diretto sulla qualità della vita presente e futura. E ogni decisione, se presa con metodo, può fare la differenza.
Autore: Alessandro Bertoli - Consulente finanziario autonomo

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