Negli ultimi anni l’Unione Europea ha iniziato a porsi una domanda di fondo: il sistema degli investimenti è davvero costruito pensando ai risparmiatori comuni? Guardando ai numeri, la risposta non è così scontata. Una parte molto ampia dei risparmi delle famiglie europee rimane ferma sui conti correnti, mentre un’altra viene investita in strumenti spesso complessi, costosi e difficili da comprendere fino in fondo. Non si tratta, nella maggior parte dei casi, di scelte sbagliate in assoluto, ma di decisioni prese senza una reale consapevolezza dei costi, dei meccanismi e delle alternative disponibili.
Questo scenario ha avuto conseguenze evidenti: molti cittadini si sono progressivamente allontanati dal mondo degli investimenti, percependolo come poco trasparente, troppo tecnico o non realmente orientato al loro interesse. È proprio da questa constatazione che nasce la Retail Investment Strategy (RIS), un’iniziativa della Commissione Europea pensata per rendere il mercato degli investimenti più comprensibile, più equo e più vicino alle esigenze dei risparmiatori retail, cioè delle persone che investono i propri risparmi a titolo personale.
La Retail Investment Strategy, presentata nel 2023, non è una singola legge ma un insieme coordinato di interventi che vanno a rafforzare regole già esistenti. L’obiettivo non è rivoluzionare il sistema, ma migliorarne il funzionamento, aumentando la fiducia dei cittadini e rendendo più chiaro il rapporto tra ciò che si paga e ciò che si ottiene quando si investe.
Per capire il senso della Retail Investment Strategy è utile partire dalla realtà quotidiana dei risparmiatori. In Europa il livello di risparmio è elevato, ma una parte significativa di questo patrimonio non viene utilizzata in modo efficiente. Molti cittadini evitano di investire perché temono di non capire abbastanza, di correre rischi eccessivi o di affidarsi a prodotti poco chiari. Altri investono, ma senza avere una reale percezione dei costi che stanno sostenendo e dell’impatto che questi possono avere nel tempo.
Le analisi condotte a livello europeo hanno messo in luce un problema ricorrente: numerosi prodotti finanziari destinati ai risparmiatori presentano costi elevati che non sempre sono accompagnati da un valore proporzionato. A questo si aggiunge una forte disomogeneità tra Paesi e intermediari: risparmiatori con profili simili possono ricevere consigli molto diversi a seconda del contesto in cui si trovano. La Retail Investment Strategy nasce quindi con l’obiettivo di ridurre queste distorsioni, migliorare la trasparenza e rendere il mercato più orientato al cliente finale.
Cos’è la Retail Investment Strategy e su quali regole interviene
La Retail Investment Strategy è un pacchetto di proposte legislative che interviene su alcune delle principali normative europee in materia di investimenti. Tra queste rientrano la MiFID II, la direttiva che regola i servizi di investimento e la consulenza finanziaria, il regolamento PRIIPs, che disciplina i documenti informativi dei prodotti finanziari complessi, la direttiva IDD, che riguarda la distribuzione dei prodotti assicurativi, e le norme che regolano i fondi di investimento.
Il punto centrale dell’approccio europeo è semplice: non basta che le regole vengano rispettate formalmente. È necessario che il risultato finale sia coerente con l’interesse del risparmiatore. Un prodotto può essere tecnicamente conforme alla normativa, ma se è troppo complesso o troppo costoso rispetto a ciò che offre, difficilmente può essere considerato adeguato per il pubblico retail. La Retail Investment Strategy sposta quindi l’attenzione dalla sola conformità alla qualità complessiva dell’esperienza di investimento.
Il concetto di “value for money”: pagare un prezzo coerente con il valore
Il cuore della Retail Investment Strategy è il principio di value for money, che può essere tradotto come un corretto rapporto tra costi e valore. In termini pratici, significa che un prodotto finanziario dovrebbe avere costi coerenti con le sue caratteristiche, con il servizio offerto e con i benefici che può generare nel tempo.
La strategia non stabilisce prezzi massimi e non promette rendimenti minimi. Non entra nel merito delle singole scelte di investimento, ma introduce un criterio di buon senso: se uno strumento è sistematicamente molto più costoso rispetto ad alternative simili, senza offrire vantaggi evidenti, è legittimo chiedersi se sia davvero adatto a un risparmiatore comune.
Per rendere questo principio applicabile, la Commissione Europea prevede l’utilizzo di indicatori di confronto e parametri di riferimento che consentano alle autorità di vigilanza di individuare situazioni potenzialmente problematiche. L’obiettivo non è giudicare ogni singolo investimento, ma prevenire la diffusione di prodotti che, nel tempo, rischiano di erodere il valore dei risparmi attraverso costi eccessivi.
Chi controlla che le regole vengano rispettate
Affinché i principi della Retail Investment Strategy non restino solo sulla carta, è fondamentale il ruolo delle autorità di vigilanza. A livello europeo questo compito è svolto dall’ESMA (European Securities and Markets Authority), l’autorità che coordina la supervisione dei mercati finanziari nei diversi Paesi dell’Unione. A livello nazionale, invece, il controllo spetta alle autorità locali, come la Consob in Italia.
Questi organismi hanno il compito di monitorare il mercato, analizzare i prodotti finanziari e verificare che le regole sulla trasparenza, sul value for money e sulla correttezza della distribuzione vengano applicate in modo concreto. Il loro intervento non serve a sostituirsi alle scelte dei risparmiatori, ma a creare un contesto di maggiore tutela e a intercettare eventuali problemi prima che diventino sistemici.
La Retail Investment Strategy rafforza il principio secondo cui la tutela del risparmiatore non dipende da un solo attore, ma dall’intera filiera degli investimenti. Chi progetta i prodotti finanziari è chiamato a valutare con maggiore attenzione a quale tipo di cliente il prodotto è destinato, quali costi comporta e se questi sono compatibili con le esigenze del pubblico retail. Questo controllo non si limita alla fase di lancio, ma deve proseguire nel tempo, monitorando come il prodotto viene distribuito e quali risultati produce.
Allo stesso tempo, la strategia interviene sul ruolo di chi distribuisce i prodotti e offre consulenza. I consulenti e gli intermediari devono prestare maggiore attenzione alla coerenza tra le caratteristiche del risparmiatore e il prodotto proposto, tenendo conto degli obiettivi, dell’orizzonte temporale e della capacità di sopportare eventuali perdite.
Un tema centrale riguarda gli incentivi e le commissioni. La Retail Investment Strategy non elimina i modelli di remunerazione esistenti, ma richiede maggiore trasparenza e un controllo più rigoroso sui potenziali conflitti di interesse. Gli intermediari devono essere in grado di dimostrare che eventuali incentivi non compromettono l’obbligo di agire nel miglior interesse del cliente.
La Retail Investment Strategy e il valore della consulenza
Poiché molte decisioni di investimento vengono prese con il supporto di un professionista, la qualità della consulenza assume un ruolo centrale. La Retail Investment Strategy rafforza l’idea che il valore della consulenza non si misuri nella quantità di prodotti collocati, ma nella qualità delle raccomandazioni e nella loro coerenza con gli interessi del risparmiatore.
La strategia si inserisce in un contesto in cui convivono modelli di consulenza diversi: alcuni basati su incentivi e retrocessioni, altri su una remunerazione diretta da parte del cliente. Senza privilegiare formalmente un modello rispetto a un altro, la RIS introduce criteri più stringenti per garantire che il risultato finale sia comunque orientato al cliente.
Informazioni più chiare e il ruolo della consapevolezza finanziaria
Uno dei problemi più frequentemente segnalati dai risparmiatori riguarda la difficoltà nel comprendere i documenti informativi. Anche quando sono corretti dal punto di vista formale, spesso risultano scritti in un linguaggio tecnico che rende difficile orientarsi. La Retail Investment Strategy punta a migliorare la chiarezza e la confrontabilità delle informazioni, affinché il risparmiatore possa capire meglio quanto sta pagando, quali rischi sta assumendo e quali sono le caratteristiche principali dell’investimento.
Tuttavia, una migliore informazione non è sufficiente se non è accompagnata da una maggiore consapevolezza finanziaria. La strategia riconosce implicitamente che l’educazione finanziaria resta un elemento fondamentale per consentire ai cittadini di interpretare correttamente le informazioni ricevute e di prendere decisioni più ponderate.
Cosa cambia oggi e cosa cambierà nel tempo
Dopo la presentazione nel 2023, la Retail Investment Strategy ha seguito il normale iter legislativo europeo. Nel dicembre 2025 è stato raggiunto un accordo politico preliminare tra Parlamento e Consiglio dell’Unione Europea, segnale che il percorso è entrato in una fase avanzata.
Nel breve periodo, per i risparmiatori i cambiamenti saranno limitati. Nel medio-lungo periodo, invece, è ragionevole attendersi una maggiore attenzione ai costi, una migliore qualità dei prodotti e informazioni più comprensibili. La strategia non promette rendimenti più elevati, ma mira a creare condizioni migliori per prendere decisioni di investimento più informate e coerenti con i propri obiettivi.
Conclusione
La Retail Investment Strategy rappresenta un tentativo concreto di rendere il mercato degli investimenti più equilibrato, più trasparente e più orientato al risparmiatore. Rafforzando il principio di value for money, aumentando la responsabilità di produttori, distributori e consulenti e migliorando la qualità delle informazioni, l’Unione Europea punta a costruire un sistema più comprensibile e più vicino alle esigenze dei cittadini.
Conoscere la Retail Investment Strategy aiuta il risparmiatore a comprendere meglio il contesto in cui si muovono le regole degli investimenti e a interpretare con maggiore consapevolezza le scelte che si troverà ad affrontare nei prossimi anni.
Autore: Alessandro Bertoli - Consulente finanziario autonomo

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